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ARTE - CULTURA - CULTO


..  La prego di trovare il modo come collocare questo articolo.

Probabilmente ne seguiranno altri.

cordiali saluti ....Marcello

 

La via dell’olio: suggestioni di Cleto

 

          La casa di Pina. Da quando non vi tornavo?  
          Emergeva dalle pieghe di un paesaggio sospeso, a mano a mano che il viottolo si snodava sulle rughe delle tortuose colline. Folate di erbe aromatiche convergevano nell’anima, come entità fatate che arpeggiano sui fili dei ricordi e denudano scene di un caro vissuto. Quel luogo, Cleto, ritornava a me, per la prima volta come fosse mio. Non so se fui io a donarmi a lui o fu lui a venirmi incontro in virtù di quel cordone ombelicale, un filo magico che mi porta alle mie radici. Le sento, le ho dentro di me ora che il portone della casa paterna si apre e un nugolo di cose taciute sviene nella luce. Voci dai familiari accenti si flettono in magiche parabole ed animano i muri del silenzio adagiati per lungo tempo all’ombra degli anni. Non resisto alla tentazione di raggiungerle e vado loro incontro, tuffandomi in un tripudio di calore. Mani che stringono, colme di affetto ed esperienza, braccia che avvolgono senza comprimere… E’ la terra che mi accoglie? Siamo tutti qui, io, la mia famiglia, e il passato è quello scialle vicino al focolare che per incanto prende a volteggiare intorno a noi, avvolgendoci, e ci sospende in un limbo senza tempo. Il compare mi offre una coppa di buon vino, mentre dalla casina affianco il rumore delle mole irrompe. Ho tutto con me adesso: il calore del vino novello che esplode tra le labbra, gli sguardi dei presenti che fiammeggiano umidi, bocche che sorridono e trattengono il racconto di lunghi giorni, di io non c’ero e poi…qualcuno mi viene incontro dalla casina affianco e chi sei? Gli chiedono nel fiato dell’anima. Un amico, un caro amico  di cui ho perso le tracce e che si annuncia sottoforma di odore. Lo riconosco perché è parte di me, eppure, stento a vederlo, a scorgere i suoi occhi. Ma mi chiedo ora, a distanza di anni, può un sentore che tocca l’anima accendersi di forma? Il vitellino bianco che visitavo nella stalla ogni mattina, il ricetto che nutrivo dei miei pensieri e a cui volevo insegnare a volare.. e altro ancora lui mi ricondusse. Misi a punto quella visita inattesa di un aroma intenso, aspro e materno come…come il nettare spremuto dalle olive nei giorni festosi che gustavo da bambino. Pina, fu lei, nella sua età segnata nel volto, a porgermi il bicchiere, e ad esso accostai le labbra. Annusando, annaspai tra i ricordi, incespicai in un cespuglio di emozioni mentre il liquido di un verde intenso impregnava le mie labra. Succo fresco spremuto lì per lì dal nostro frantoio. Sentìì  lo sguardo di Pina abbracciare la mia vita. Non aveva dimenticato, né perso le tracce della sua antica esperienza. La pelle scolpita come il tronco di un olivo era un  libro che racconta la saggezza contadina, una finestra spalancata su un cielo senza tramonto. Gli occhi, due fari, per chi dopo lunghi anni fa ritorna in patria, naufrago delle intemperie della vita.

 

Ippolita Sicoli

 

 

 

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