ARTE - CULTURA
- CULTO
...Le auguro un 2007
meraviglioso.
Invio un articolo della
scrittrice Ippolita Sicoli su un lavoro del maestro
Francesco Magli.
cordiali saluti, Marcello
Il presepe di F.Magli: una finestra sul
microcosmo
Frugalità
e creatività sorprendono il visitatore che accede all’antica
cappella di San Francesco da Paola nel pittoresco borgo di
Aiello Calabro in provincia di Cosenza, per gustare l’opera
d’arte del Maestro Francesco Magli.
Camminando
lungo la navata che solca il cuore dell’edificio sacro si è
sorpresi da una nuova dimensione che rapisce i sensi e conduce
ad un tempo in cui la creta supportava le orme del passaggio
dell’uomo nell’intricato labirinto dei misteri della terra.
Una sorta di idioma mistico accoglie colui che partecipa
emotivamente alla visita del presepe e si snoda lungo le due
pareti della cappella, divenendo un corpus unico con i
microracconti citati dal presepe. È il linguaggio della creta.
Trascendendo i confini del tempo, è il sangue che pulsa nelle
trame della roccia, scalfendo ogni linguaggio minimale che
celebra la gloria della modernità.
Il
passato, la chiave di accesso all’essere, snoda lungo un
percorso che definirei iniziatico i suoi simboli ancestrali
reinterpretati in una nuova ottica dall’artista Magli. Il
passato e l’inventiva, la tradizione e la creatività si
coniugano così dando vita a una nuova età dell’uomo rivolta
alla rinascita interiore.
Non
c’è rumore all’interno delle spesse mura ocra, solo
silenzio, linfa vitale dell’Universo, fraseggiato dal dolce
brusio dell’acqua che costeggia le oasi dei paesaggi
rappresentati e trasporta in sé il comune denominatore
dell’esposizione di figure, che è la creta. Rossa e
plasmabile, essa è il sangue della terra che rende viva e
possibile ogni cosa. Penetra nei nudi squarci del nulla,
colmando i vuoti dell’esistenza. Incita a una religione
profonda che è la condivisione dell’Uno attraverso culture e
paesaggi, nel poliedrico immaginario di aspetti umani. Ed è al
tempo stesso l’invito per chi è andato oltre la soglia della
propria consapevolezza interiore ad abbandonare i vecchi
stereotipi di approccio alla fede e a calarsi in una nuova
prospettiva spirituale. E così, totem di pietre che recano in sé
le tracce del tempo si elevano al cielo, testimoni della cultura
da cui provengono, quella della creta appunto, nella spasmodica
ricerca di una simbiosi con ciò che è eterno e inviolabile.
Spicca una tazzina viola sulla sommità di una di queste
sculture. Un invito forse, rivolto all’uomo di oggi a mettere
da parte la sua corsa affannosa per gli impegni che lo attendono
ogni giorno e a soffermarsi invece sul proprio
centro, l’ego interiore da ricercarsi nell’incontro con
gli altri.
Figure
che spiccano da un alfabeto arcano si protendono verso l’uomo
moderno, riecheggiando nel proprio silenzio il richiamo pagano e
mai profano di recuperare il linguaggio sacro dei simboli. Una
radice contorta che si avvolge su se stessa, conduce
istintivamente, su di un piano visivo, a recuperare l’immagine
del serpente che con occhi acuti osserva il visitatore, quale
sovrano della terra e Dio del deserto. Più in là un ceppo di
legno adornato di rami diviene una mano che si schiude al cielo,
a rappresentare l’atto estremo della terra del suo continuo
donarsi, e risuona della domanda provocatoria dell’artista:
“Può una seria e frugale ricerca estetica condurre al
sacro?”. A voi visitatori la risposta.
Ippolita
Sicoli

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