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Un pò di Storia Locale

dalla rivista "MYTHOS" n° 4 di luglio/agosto 2005

Arrivando dal mare, dopo un percorso di circa 10 chilometri, una volta arrivati sulla cima del colle di Serra Ajeilo, tra il giallo delle ginestre fiorite, il rosa dei fiori di cardo, un mare di ulivi rigogliosi e un concerto di cicale, dominato dal rudere di quello che fu il suo castello, appare Cleto, paese medievale arroccato sulla parte dorsale più alta del colle Sant’ Angelo, che è spartiacque tra il fiume Savuto e il torrente Torbido. Cleto, è uno di quei paesi fortificati che, transitando per l’Autostrada del Sole, o per la SS. 18, la strada costiera che da Salerno conduce a Reggio Calabria, si scorgono arroccati sulle pendici di questi monti, dell’entroterra calabrese. La sua suggestiva bellezza storica e paesaggistica, un po’ perché guidati dal passaparola di alcuni illuminati operatori turistici, quale ad esempio l’hotel La Principessa, che lo indicano come luogo di grande interesse per una visita, o un po’ perché capitati per caso, è da qualche tempo méta apprezzata da quei visitatori che sono arrivati fin quassù, alla ricerca di luoghi, dove il sapore della Storia è rimasto intatto e quello delle cose genuine, non è mai venuto meno. Più in generale, e bisogna prenderne atto, vi è una metamorfosi verso il recupero e la valorizzazione di questi luoghi ed è cosa comune anche ad altre località di questa Calabria Citeriore, caratterizzata dall’Appennino paolano, dove il monte Cocuzzo, con i suoi 1500m di altitudine, domina tutta la fascia costiera tirrenica, del basso cosentino. Dunque, non è un caso che l’attuale amministrazione comunale, guidata dal giovane sindaco Amerigo Cuglietta, con la collaborazione di alcuni accademici dell’ Università della Calabria, stia dedinando anima e corpo per recuperare la Storia e per fare conoscere al mondo questo luogo il quale, secondo un progetto neppure troppo impossibile, con il tempo diventerà, forse, un paese albergo. Il castello, un’imponente struttura a pianta quadrangolare, con due possenti torri, ora in fase di ristrutturazione conservativa, attorno al quale fu poi costruito l’impianto abitativo, ha origini incerte. La leggenda racconta che sia stata Cleta, la regina delle amazzoni, che, fuggita da Troia, venne qua a fondarlo. Di certo si sa che la Storia, attorno al 1200, lo racconta presidio militare a guardia di quel percorso che univa e unisce ancora, la costa tirrenica con la città di Cosenza, che era anche un luogo di sicuro rifugio, per quei viandanti che attraversavano queste terre, Anticamente chiamato castello di Pietramala, di proprietà dell’omonima famiglia, pur cambiando le proprietà, che nel tempo hanno compiuto diversi rimaneggiamenti, ha mantenuto tale nome fino al 1862, anno in cui è stato chiamato Cleto, frazione di Ajello Calabro, un altro suggestivo paese non molto distante, dove vi è un altro castello. L’ultima famiglia, proprietaria di questo luogo, è quella dei baroni De Dominicis. Per visitare Cleto e il suo castello, è necessario lasciare l’auto nel parcheggio che si trova nei pressi di porta Cafarone, quello che allora era, ed è ancora, l’unico accesso per l’abitato. Si prosegue a piedi e ci si inerpica su una stretta strada che rasenta case antiche, molte delle quali disabitate, quasi tutte affacciate su un panorama mozzafiato; viottoli che si incrociano con altri viottoli e, di tanto in tanto, si allargano in piccoli spazi, una volta luogo d’incontro per la socializzazione degli abitanti. Uno di questi viottoli, conduce ad un antico frantoio, dove ancora oggi, è visibile la pesante mola. La stretta strada, transita poi davanti a un gruppo di case recentemente ben restaurate, dove fa bella mostra un arco costruito con pietre di fiume, ora paradiso di alcune famiglie bresciane che si sono stabilite qui definitivamente. Poco più avanti, da uno slargo a terrazzo, la vista sottostante mostra la bellezza delle due chiese, di cui una con la punta del campanile maiolicato, d’evidente fattura araba, al cui interno ci sono preziosi affreschi e tele d’epoca, anch’esse in fase di restauro. Salendo ancora, poco sotto il castello, si raggiunge il rudere di una vecchia chiesa, di struttura romanica, che conserva ancora l’antica campana. Una volta restaurata, proprio per la grande suggestività del luogo, questo spazio sarà, certamente utilizzato per mostre e convegni. E ora, coraggio, siamo alle ultime rampe, prima del castello. Il percorso, solo in parte rifatto modernamente, è ancora caratterizzato dai gradoni scavati nella pietra, così com’era anticamente e conduce sotto la prima torre di guardia. Giungendo quassù, si coglie solo la leggera brezza che spira e il silenzio totale; la quiete è rotta solo dallo scorrere delle acque del Torbido e lo sguardo spazia lungo tutta la valle sottostante e arriva lontano, fino all’azzurro intenso del Tirreno, in quel punto della costa dove, secondo alcuni studiosi, esisteva l’antica Temesa.

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